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Book ON AIR – L’ultimo caffè della sera

11 marzo 2019 Book Lovers


D’amore e sull’amore è stato scritto di tutto, d’altronde l’idea di lasciare che una storia, vera o sognata, diventi un libro reca già in sé l’atto di amore dello scrittore verso coloro che vorranno prendersi cura di quella storia leggendola, vivendola o sognandola a loro volta.

Ma d’amore e sull’amore ci sarà sempre bisogno di scrivere, d’amore e sull’amore ci sarà sempre bisogno di leggere.

Ed ecco che spunta nella mia vita da lettrice Diego Galdino, un uomo che scrive dell’amore di cui riempie la sua vita, un uomo che nel terzo millennio ha ancora voglia di regalare alle storie il lieto fine che meritano, un uomo che non ha paura di raccontare la favola del “vissero felici e contenti”.

Chiacchierare con Diego è come chiacchierare con Massimo, il protagonista de “L’ultimo caffè della sera”, uomini romantici ma concreti, uomini che lavorano dietro al bancone di un bar e dispensano sorrisi e caffè, uomini che conoscono i clienti e i loro gusti, uomini che non hanno paura dell’amore anche quando toglie per un po’ il respiro. Massimo incontra la dolce Mina quando il suo cuore accusa ancora il colpo della storia finita con Geneviève (l’amore protagonista del primo romanzo di Diego “Il primo caffè del mattino”), non sarà semplice per lui comprendere il significato delle emozioni che queste donne suscitano in lui, non sarà semplice vivere Mina finché l’ombra Geneviève aleggerà su di lui.

Ma l’amore vero è forte e cocciuto e trova la sua strada, affronta anche il cammino più impervio per arrivare a coronare il sogno di due amanti che meritano di viversi a vicenda. L’amore vero trascina e travolge, distrugge i dubbi e ricompone i cuori infranti, l’amore vero sogna per trasformare la realtà, l’amore vero batte tutti e tutto, anche le proprie radici, l’attaccamento alla terra natìa, il legame con la città eterna; solo un romano può capire quanto sia difficile, al limite dell’impossibile, rinunciare a Roma, eppure Massimo non per amore ma per l’Amore sarà disposto a rinunciare anche a lei!

Chi sarà la donna del lieto fine di Massimo lo scoprirete solo leggendo il romanzo di Diego Galdino, io vi lascio un estratto del suo romanticismo:

“Non voleva dirle che l’avrebbe amata per sempre, perché lui sapeva che l’importante in amore non era l’eternità, perché l’eternità non finisce, ma nemmeno inizia, l’importante era mantenere costante l’intensità del sentimento, il segreto era solo quello. Amarla tutti i giorni come fosse il primo giorno. Non quello in cui l’hai baciata o ci hai fatto l’amore, no, il primo giorno in cui ti sei innamorato di lei. Il giorno in cui hai capito che fino ad allora non avevi capito niente.”

L’ultimo caffè della sera

di Diego Galdino, Sperling & Kupfer, 2018

 

Chiedilo allo scrittore!

  • Chi è Diego e perché scrive?

Il romanticismo accompagna da sempre il mio modo di vivere la vita, la ricerca spasmodica della dolcezza, della sensibilità, nel percepire l’amore partendo dai dettagli, dai gesti più semplici e banali. Chi si avvicina ai miei romanzi, deve sapere che io sono uno scrittore di romanzi d’amore nel vero senso del termine. In ciò che scrivo non troverà la verità assoluta su questo sentimento, né la mia, troverà delle semplici pagine, delle semplici storie forse come ce ne sono state già tante, in cui far specchiare il proprio cuore e ritrovarsi o ritrovare quel sentimento che magari si pensa di aver perso o mai provato. La mia visione dell’amore è chiara, cristallina. Un sentimento tanto importante va vissuto a prescindere, al massimo delle proprie possibilità. Amare non è pensare, è amare, punto. Il padre del romanticismo Novalis era un ragazzo che curava l’amministrazione di una miniera, amava la filosofia e i libri, ma non aveva mai scritto nulla, fino a quando non perse la sua giovane promessa sposa a causa di una malattia. A quel punto decise di dedicare dei versi a quell’amore perduto. Nacquero così Gli Inni alla notte che diedero i natali al movimento romantico. Anch’io come Novalis, ovviamente con le dovute proporzioni, sono diventato uno scrittore per amore di una ragazza, senza aver mai scritto niente prima di allora. Quella ragazza adorava Rosamunde Pilcher, una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene… Per questo scrivo.

  • Come nasce il tuo libro: L’ultimo caffè della sera?

Si può dire che io sia nato dietro al bancone di un bar nel vero senso della parola, perché a mia madre le si ruppero le acque proprio dietro a quello stesso bancone dove io ho imparato a fare i caffè e ancora oggi ne preparo a miei clienti/amici/famigliari e protagonisti dei miei due romanzi dedicati al caffè. La mia è un po’ una doppia vita come quella di Clark Kent e Superman. In realtà non era previsto che io scrivessi il seguito de Il primo caffè del mattino, non sono un amante dei seguiti, preferisco da sempre cimentarmi in storie autoconclusive. Ma negli ultimi anni mi sono capitate un sacco di cose brutte, o almeno non belle, che hanno stravolto la mia vita e il Bar di famiglia che poi è la stessa cosa. Così ho deciso di scrivere L’ultimo caffè della sera, come dico sempre: ‘per rendere leggendario l’ordinario’, perché di Bar dove bere il caffè ce ne sono tantissimi e in tutto il mondo, ma come quello dove sono nato e ancora oggi continuo a fare i caffè credo ce ne siano pochissimi. Anch’io come Massimo il protagonista de Il primo caffè del mattino ho perso un grande amico, un secondo padre. È stata una perdita, come accade nel mio nuovo romanzo, improvvisa, destabilizzante, per me e per il bar. Qualche mese dopo anche mio padre, quello vero, si è ammalato gravemente. Così sono rimasto da solo, sia fuori, che dietro il bancone del bar. A quel punto, sono dovute cambiare tante cose, ho dovuto reinventarmi e per non mandare perduti i ricordi e le persone, ho deciso di scrivere questo libro mettendoci dentro tutto, le battute e gli aneddoti che per me erano familiari, erano casa, aggiungendoci ciò che mi rende lo scrittore che sono… L’amore.

  • Come si riconosce un Book Lover?

Si riconosce quando la casa prende fuoco e lui dopo i propri cari porta in salvo il suo libro della vita… Una rara edizione dell’ottocento di Persuasione di Jane Austen. Non è il più bello che io abbia letto, ma è sicuramente il libro che amo di più, è un po’ come se ci fossimo scelti a vicenda. Persuasione di Jane Austen è il romanzo d’amore che maggiormente mi rappresenta come innamorato dei libri. Ma sono tanti gli scrittori a cui devo essere grato, perché leggere le loro opere ha sicuramente contribuito a fare di me lo scrittore che sono. Malgrado ciò nasco lettore e morirò lettore, se mi chiedessero di scegliere tra leggere e scrivere io ancora oggi sceglierei sicuramente leggere. Credo che dopo fare l’amore sia la cosa più bella che possa fare un essere umano.


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