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I consigli di Simone – PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI #unlibroincinqueminuti

3 aprile 2019 Book Lovers


“PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI. Da un padre a un figlio il racconto della vita di Giovanni Falcone”
di Luigi Garlando


Il 23 Maggio del 1992, all’altezza dello svincolo autostradale di Capaci, nel tragitto da Punta Raisi a Palermo, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani perdono la vita nell’attentato dinamitardo di stampo mafioso. Lo stesso giorno un ragazzo palermitano sta correndo all’ospedale perché sta diventando papà per la prima volta. Il figlio si chiamerà Giovanni.
È il 2002, Giovanni e tutti i suoi compagni di scuola sono costretti a subire le violenze e l’arroganza di Tonio, un bambino più grande. Tutti sanno ma nessuno vede per paura di ritorsioni violente. Simone l’unico bambino ad opporsi si è procurato un braccio rotto dopo essere stato spinto dalle scale ma Tonio non è stato punito. Il 23 Maggio dello stesso anno, Giovanni compie dieci anni e il padre decide di regalare al proprio figlio una giornata speciale; niente scuola ma un tour di Palermo per spiegare al bambino che il nome che porta non è stata una scelta casuale ma nasconde una storia e porta con sé un dono chiamato speranza.

Il testo, indirizzato ad un pubblico giovane, si serve di un linguaggio diretto e semplice per decifrare e unire i vari livelli narrativi. Attraverso la conversazione tra padre e figlio, facciamo la conoscenza di Giovanni Falcone non solo come magistrato ma come bambino e come uomo. Con perfetto equilibrio tra leggerezza stilistica e pathos narrativo l’autore introduce il concetto di mafia e ne disegna le turpi radici che si estendono dal territorio palermitano sino ai palazzi di giustizia.
Le violenze del mostro, così viene chiamata spesso la mafia nel libro, non vengono taciute; al contrario, in quel “mondo capovolto” dove persino i bambini vengono sciolti nell’acido, un uomo normale, innamorato della giustizia, Giovanni Falcone, e la sua squadra decidono di non lasciarsi intimorire dalle minacce e conducono la propria battaglia per estirpare un fenomeno che trova le sue radici in anni e anni di formazione e assuefazione culturale.
Conosciamo la vita del magistrato e nello stesso tempo siamo testimoni di come un padre stia insegnando al proprio figlio ad accettare le conseguenze dell’onestà in un mondo che fa finta di non vedere. In nome della giustizia, nella speranza di decostruire una mentalità corrotta, il padre accetta che il proprio figlio possa andare incontro anche a spiacevoli conseguenze. Il seme di una rivoluzione culturale. Speranza cristallina che vive nei cuori puri dei nostri figli.

Nel libro è chiaro il messaggio che la morte del magistrato non è stata la fine e la sconfitta della verità, al contrario quell’assurdo momento ha acceso, come polvere di stelle, il falò della speranza e ha dato voce a tutte quelle persone che accettavano passivamente, come un dato di fatto, l’ineluttabilità del modus operandi mafioso.

Da un estratto del libro:
“Ero l’uomo più felice del mondo nel giorno più brutto per Palermo, che aveva perso il suo uomo migliore. Quell’uomo era morto anche per me, per difendere i miei negozi, la mia casa, la mia città. Per lottare contro il mostro al posto mio aveva rinunciato ad avere un figlio, cioè alla gioia più grande che si possa provare sulla terra. Nessuno meglio di me quel sabato di maggio poteva capire i suoi sacrifici.” “ Per questo, papà, io mi chiamo Giovanni?” “ sì. Per questo ti chiami Giovanni”.

Riporto di seguito una frase di Giovanni Falcone che mi ha colpito e che mi ha portato spesso a riflettere riguardo l’uomo, l’eroe e la difesa dei propri ideali.
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone di alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello stato che lo stato non è riuscito a proteggere.”

Non voglio essere provocatorio, ma alle volte penso che Giovanni Falcone sia stato volutamente lasciato solo e che lo stato, avvelenato dai suoi loschi giochi di potere, non ha voluto proteggerlo. Regalate il libro a tutti i genitori e accertatevi che lo leggano ai propri figli.

Simone Lentini

per Book Lover

www.agcnews.eu


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