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E ora gli assassini del magistrato Scopelliti hanno un volto

23 gennaio 2017 Cronaca Cronaca giudiziaria Cronaca nera Notizie Politica Società


Di seguito un articolo del Corriere della Calabria che affronta le rivelazioni del settimanale “L’Espresso” in merito ai presunti assassini del magistrato Antonino Scopelliti.

LO SCORSO VENERDI’ RADIO CHARLIE – DURANTE LO SPECIALE LEGALITA’ DI “I LOVE RADIO” DI VINCENZO SEVERINO CON ALESSANDRO TROTTA – HA INTERVISTATO TELEFONICAMENTE LA FIGLIA DEL MAGISTRATO (ROSANNA SCOPELLITI) NEL CORSO DELLA PARTITA DELLA LEGALITA’ ALLO STADIO GRANILLO DI REGGIO CALABRIA PER SOSTENERE L’IMPRENDITORE ANTIRACKET TIBERIO BENTIVOGLIO.

REGGIO CALABRIA Gli assassini del giudice Antonino Scopelliti avrebbero finalmente nomi e cognomi. A squarciare il velo sarebbero stati due nuovi collaboratori di giustizia, due pentiti che avrebbero appreso da altri affiliati l’identikit dei killer responsabili dell’omicidio del magistrato di Cassazione, ucciso a Piale di Villa San Giovanni l’8 agosto del 1991. Uno dei due sicari in questo momento sarebbe già in carcere, in seguito all’arresto avvenuto per via di altre inchieste della Dda di Reggio Calabria. A svelare il retroscena è la nuova inchiesta firmata da Giovanni Tizian per L’Espresso, in edicola questa settimana.

IL PATTO La ricostruzione parte proprio dall’assassinio di Scopelliti, che sarebbe maturato all’interno di un patto tra ‘ndrangheta e Cosa nostra, suggellato dalla presenza del capo dei capi, Totò Riina, in Calabria. I clan reggini avrebbero restituito un favore ai siciliani, la cui mediazione avrebbe permesso di sancire la fine della seconda guerra di mafia, che tra l”86 e il ’91 avrebbe lasciato circa mille morti ammazzati sul selciato. «Un omicidio eccellente – scrive Tizian –, ancora irrisolto. Forse il prezzo che i calabresi dovevano pagare a Totò Riina e alla sua Cosa nostra stragista per la mediazione che ha pacificato una città in guerra». Ma, forse, dietro l’eliminazione del magistrato c’è anche altro, una trama eversiva: «Interessi torbidi, che convergono in un patto criminale tra mafiosi siciliani e calabresi». Sono diversi i pentiti che hanno inquadrato l’omicidio di Scopelliti all’interno di questo patto. Altri, come Umberto di Giovine, sostengono che il movente sia da ricercare nelle parole del boss Nino Imerti, il “Nano feroce”, che avrebbe incontrato il giudice nell”89, subito dopo l’assassinio dell’ex presidente della Ferrovie Ludovico Ligato, per avvertirlo: se per quel delitto fosse stato accusato suo cognato, Domenico Condello, a pagarla sarebbero stati i magistrati che si erano occupati dell’inchiesta. È, anche questa, un’ipotesi tratteggiata dall’inchiesta de L’Espresso.

IL FAVORE Ma la pista privilegiata è sempre quella che corre sull’asse ‘ndrangheta-mafia. Perché Scopelliti non era un giudice qualunque, ma quello che avrebbe dovuto sostenere l’accusa in Cassazione per il maxiprocesso che, in primo grado, aveva portato alla condanna dei principali membri della cupola siciliana. Per l’omicidio del giudice calabrese, invece, non c’è ancora nessun colpevole, malgrado due processi che hanno visto alla sbarra prima Riina e poi Provenzano, poi assolti in appello.
«Ventisei anni dopo, alla Procura antimafia di Reggio Calabria guidata da Federico Cafiero de Raho non si danno per vinti. E all’orizzonte si intravede un punto di svolta – spiega Tizian –. I magistrati hanno in mano qualcosa di concreto. Due nuovi collaboratori che avrebbero indicato i presunti assassini».
Da qualche mese, inoltre, un boss di Villa San Giovanni ha deciso di collaboratore. Un pezzo da novanta che custodirebbe molti segreti. A lui i magistrati di Reggio chiederanno informazioni anche sul delitto Scopelliti. Proprio Cafiero de Raho, dopo l’operazione “Sansone”, che ha sferrato un duro colpo ai clan di Villa, ha promesso: «Troveremo chi ha ucciso Antonino Scopelliti».
Le chiavi per decifrare questo mistero «le forniscono – aggiunge Tizian – le ultime inchieste sul vertice “segreto” della ‘ndrangheta. L’impasto che lega pezzi di Stato deviato ai mammasantissima ha un ingrediente indispensabile e inodore: la massoneria. Una cupola, a lungo invisibile, il cui profilo, ora, è impresso in migliaia di pagine di verbali». Da cui emergono anche i rapporti stabili tra ‘ndrine e cosche, un’alleanza dai «tratti eversivi».

EVERSIONE MANCATA Ecco, per comprendere le ragioni del delitto Scopelliti, forse, bisogna far luce proprio su questa “collaborazione”. La ‘ndrangheta «doveva essere riconoscente al gotha mafioso siciliano che si era mosso per portare la pace nella città calabrese. Con Riina in missione a Reggio nei panni inediti di uomo di pace. Visita avvenuta, dice il pentito Consolato Villani, prima dell’agguato al magistrato».
Non tutti i boss calabresi, però, erano d’accordo sulla strategia della tensione propugnata da Riina e sull’attacco allo Stato culminato nell’omicidio di Scopelliti e del procuratore di Torino Bruno Caccia. «Per questo i clan si spaccano sull’ulteriore proposta di Riina, che invita la ‘ndrangheta a partecipare alla mattanza stragista. In Calabria solo tre mammasantissima condividono la volontà suicida, i De Stefano sono tra questi. In due mesi, tra ’93 e ’94, si manifesta qualche timido tentativo. Poi il ritorno alle origini. In silenzio costruiscono le basi per il futuro. Mettono in pratica la teoria dell’inabissamento. E abbandonano i corleonesi al loro destino».

(Fonte Corriere della Calabria)


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