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Coronavirus – La paura che ci fa paura

Scritto da il 27 Febbraio 2020

Notizie sul virus se ne trovano già abbastanza. Voglio solo fare una riflessione sugli effetti di questa situazione nella vita quotidiana.

Il punto in breve

In Italia al momento in cui scriviamo, il focolaio più consistente è in Lombardia. Altri casi si sono registrati in regioni del nord e del centro, per lo più si tratta di persone arrivate dalle zone a rischio. Da quello che si apprende dalla stampa è possibile riassumere che:

  • Le persone sane, se contagiate, guariscono nel 99% dei casi;
  • I sintomi sono simili ad una normale influenza ma rispetto a quest’ultima, ha una mortalità molto più bassa;
  • Le persone a rischio sono tutte quelle che versano già in condizioni di salute precarie (immunodepressi), e si cerca di contenere la diffusione del virus per evitare che arrivi a questa parte della popolazione.
  • I contagiati vengono sottoposti a quarantena (anche domestica) e si attende che il virus faccia il suo corso;
  • Un vaccino attualmente è in corso di sviluppo ma occorrerà del tempo per produrlo e distribuirlo.

La paura

Il timore di qualcosa può fare più danni di quel qualcosa? Quello che sembra un paradosso si sta concretizzando in queste ore.

Assalto ai supermercati, razzia di mascherine e disinfettanti

Nonostante le rassicurazioni degli esperti, dalle zone rosse e via via, in tutto il paese. La fobia di possibili contagi e di periodi prolungati di isolamento ha scatenato una corsa alle provviste, con file interminabili davanti ai negozi. Inoltre prodotti come le mascherine (utili solo a chi già è stato contagiato, come indica il Ministero della Salute), e i disinfettanti sono introvabili o venduti a prezzi esorbitanti.

Città vuote, attività sospese e paesaggi apocalittici

Quelle che circolano, sono immagini di città completamente vuote. Parchi, stazioni, strade e aeroporti deserti. La gente a paura, non solo la dove è stato imposto di evitare assembramenti per evitare la diffusione. Anche le regioni e i comuni valutati ancora “sicuri”. Chiedono a gran voce e in alcuni casi implementano di propria iniziativa misure restrittive, innescando talvolta polemiche e bracci di ferro con l’autorità governativa.

Il lavoro, lo sport, lo spettacolo si adattano all’emergenza

In alcune zone, è stato consigliato di favorire là dove possibile, l’utilizzo del telelavoro. Per permettere ai dipendenti di svolgere le proprie mansioni direttamente da casa. Discorso analogo per le attività didattiche, con scuole chiuse e lezioni online dove possibile. Un esempio di questo fenomeno è una nota emittente radiofonica nazionale RDS che ha fatto sapere tramite i social che alcuni dei suoi speaker della sua sede lombarda, trasmettono direttamente dalle loro abitazioni.

Le partite di calcio, sono state sospese, o si giocano a porte chiuse. I programmi tv non hanno pubblico dal vivo (almeno quelli che vengono prodotti nelle regioni a rischio). Spettacoli, concerti e tour vengono rinviati. Persino l’uscita di singoli e dischi viene posticipata. Si valutano danni per milioni di euro, tanto che gli operatori dei vari settori chiedono già un supporto da parte dello stato per combattere questo momento di crisi.

In questo momento delicato condividiamo questo appello dei molti protagonisti degli eventi e della scena musicale…

Posted by Milano Music Week on Wednesday, February 26, 2020

Ma è davvero necessario tutto questo terrore?

Certo non si può imporre a nessuno di fare finta di niente. Ma è anche vero che qualcuno nel mondo dell’informazione, sta cominciando a rendersi conto che questa tendenza a fare notizia ad ogni costo, ha contribuito allo sviluppo di una vera e propria psicosi collettiva. Molto più pericolosa del virus in se, visti i danni arrecati. Lo sforzo che ognuno dovrebbe compiere è quello di evitare di raccogliere informazioni, senza verificarne l’attendibilità, ma di capire e agire in maniera ragionata.

Inviti alla normalità

Chiudo questa riflessione con la citazione di una lettera di un preside, condivisa dal nostro Art Director, che invita i suoi studenti a preservare fin quando possibile, relazioni e tessuto sociale. Essenza del vivere civile. Noi continuiamo ad andare in onda come sempre. Dal nostro studio e solo se e quando sarà necessario da casa. Perchè la paura si combatte con la ragione e non con il panico

‘La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…’ Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.
Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.
Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace”


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