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BOOK ON AIR – Il castello nell’uovo

Scritto da il 17 Dicembre 2020

Quando si decide di raccontare la propria storia si corrono due grossi rischi: di non essere compresi e di apparire troppo autoreferenziali. Se la storia che decidiamo di raccontare è difficile, violenta e anche molto lontana culturalmente dal pubblico a cui la doneremo, si aggiunge un altro grosso rischio: la denigrazione. 

Iniziamo questa recensione con un’ammissione: ho provato a immaginare cosa potesse pensarne di queste pagine un “razzista contemporaneo”. Ho pianto, sul serio, mi è venuta voglia di piangere e l’ho fatto perché la cattiveria che sono riuscita ad immaginare era troppo anche per me. 

Perché vi dico questo? Perché il libro di Bakary e Luisa è troppo prezioso per essere sprecato leggendolo con in testa i classici pregiudizi e preconcetti a cui ci vogliono abituati. Ed è proprio per smontare, distruggere, disintegrare questi pregiudizi che vi consiglio di leggere e regalare queste pagine, fatele viaggiare, fatele arrivare a più cuori possibili, impariamo ad entrare dentro le storie prima di giudicarle, così facendo, forse, capiremo persino che di giudicarle, in effetti, non abbiamo necessità oltre che alcun diritto.

“Il castello nell’uovo” non è un romanzo o una semplice autobiografia, in effetti non è neanche un libro, è una vita, quella di Bakary Coulibaly, è il racconto di un pezzo di vita trasformato in parole impresse poi sulla carta. Una trasformazione che passa attraverso Luisa Concetti, collega, amica ma soprattutto un faro sempre acceso per Bakary. Di come nasce il loro rapporto che li porterà a decidere di scrivere queste pagine a quattro mani ne abbiamo parlato durante una bellissima intervista in diretta sulla pagina FB di Radio Charlie (dove se volete potete trovare ancora il video integrale) qui vorrei provare a raccontarvi la dolcezza e il coraggio che ho trovato in questo libro, in questa storia, in questo viaggio, in questo uomo. 

“Il castello nell’uovo” è il racconto del lungo viaggio che porterà Bakary in Italia, ma vi stupirà scoprire che non era questa la sua meta e non lo è stata fino all’ultima partenza. Primo pregiudizio distrutto: partono tutti per venire in Italia. 

Quando Bakary a 15 anni decide di lasciare il suo villaggio Nerekoro, in Mali, ha solo una meta e non è esattamente un luogo ma un obiettivo: essere un uomo migliore di ciò che è destinato a diventare nel suo villaggio, nella sua famiglia; non c’è odio nel suo “rifiuto” ma piuttosto un grande senso di riscatto che lo accompagnerà per tutto il viaggio, e che contraddistingue anche questo libro (alla fine vi spiegherò perché). 

Bakary si mette quindi in viaggio verso se stesso, i luoghi in cui vivrà e lavorerà in questi 19 mesi sono uno strumento per costruire la versione migliore di sé, la versione migliore di molti uomini del suo villaggio. Di Nerekoro racconta poco in questo libro, ma fin dalle prime pagine è chiara la molla che lo farà scattare lontano, per lui le donne hanno un valore, le madri hanno un valore, le sorelle, le amiche, hanno un valore, le donne meritano di essere amate, rispettate, ascoltate, meritano parità e possibilità. Bakary va via per essere migliore e tutto ciò che farà, fino a questo libro e sicuramente anche dopo, è per permettere alle donne del suo villaggio di avere dei sogni e gli strumenti giusti per trasformarli in realtà. Secondo pregiudizio distrutto: tutti gli africani non rispettano le donne. 

Ovviamente non vi racconterò i dettagli del suo viaggio, perché dovrei trascrivere qui il libro e verrebbe meno la vostra voglia di leggerlo, ma posso dirvi cosa ho provato mentre camminavo insieme a Bakary, uno strano senso di pace. Ed è assurdo perché in queste pagine c’è raccontata tutta la violenza subita, i pericoli affrontati, le notti in strada, i fallimenti, il mare. Quando ho parlato per la prima volta con Bakary, quando ho incontrato il suo sorriso, ho capito il perché di quella pace. Bakary ce l’ha fatta a diventare l’uomo migliore che desiderava essere quando era appena un ragazzino, ce l’ha fatta così bene che anche quando racconta il suo viaggio disperato fa brillare la speranza. E sono certa, certissima, che Bakary sarebbe diventato la persona che è in qualunque altro posto del mondo, perché è unicamente suo il merito di aver saputo apprezzare e meritare l’accoglienza e le possibilità che la nostra terra gli ha riservato, è unicamente suo il merito di saper restituire alla nostra terra amore, servizio e sacrificio. Terzo pregiudizio distrutto: sono tutti fannulloni, vengono qui a rubare (e se lavorano è perché il lavoro lo rubano). 

Potrei continuare a raccontarvi di come questo libro riesce a mettere ordine tra pregiudizi e realtà, ma vorrei lasciare a voi la possibilità di scoprire quanti sguardi nuovi sulle cose potrete sperimentare leggendo queste pagine.

Torno solo per un attimo alla voglia di riscatto di cui vi scrivevo all’inizio, quella voglia che ha spinto un quindicenne maliano ad intraprendere un viaggio lungo e doloroso, che lo ha portato a realizzare il suo sogno di studiare, di lavorare al servizio degli altri, un riscatto che non ha mai significato rifiutare le sue origini, anzi, se questo libro nasce è perché l’intero ricavato della vendita andrà a finanziare la costruzione di un pozzo e di un orto, di un’occasione di riscatto e crescita per le donne di Nerekoro. 

Grazie Bakary perché con la tua schiettezza e semplicità ci insegni la differenza tra il dire e il fare. Grazie Luisa per essere stata faro sempre acceso per Bakary, grazie per aver prestato le tue mani e la tua penna a questa storia. Se anche solo un pregiudizio cesserà di esistere nella nostra mente grazie a questo libro, possiamo ancora sperare in quel mondo migliore che ci ostiniamo a desiderare più di quanto ci impegniamo a costruire. 

Daniela, #BookLover

A questo link trovate il video integrale dell’intervista: https://www.facebook.com/radiocharlieroggiano/videos/1731357487045302/


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