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Forse, di Simone Lentini

Scritto da il 29 Febbraio 2020

Poteva bastare una momentanea presa di coscienza per intraprendere un nuovo cammino? 

Il dubbio lo attanagliava e l’urgenza del suo scomodo e pigro spirito creativo lo bloccava in un potenziale stato di azione. 

Si adeguava intelligentemente alle difficoltà o distrattamente subiva la negatività degli eventi?

Cosa gli piaceva realmente? Qual era la sua vera passione? La scelta di essere in un modo, quali altre possibilità gli avrebbe e gli aveva precluso?

Anche in questo caso non lo sapeva ma solo l’idea del dubbio lo stancava e lo frustrava.

Quel “forse” era il suo limitatore e al contempo la macchina della verità, o forse era solo una giustificazione. 

Giaceva in una comoda paralisi. La passiva accettazione della sua omologata esistenza contribuiva ad identificarlo.

Nonostante il pensiero di farla finita gli fosse balenato in testa varie volte non aveva mai avuto il coraggio di attuare il piano; a pensarci bene aveva avuto tanti altri pensieri assurdi e fuori da ogni logica e forse anche questo lo accomunava agli altri. 

Il pensiero che tutti riuscissero a farsi un’idea dell’altro lo sconvolgeva perché l’altro spesso era lui.

Quella mattina quando si guardò allo specchio non accadde nulla. Quel fatto lo fece riflettere perché dall’altra parte, nello specchio di quella realtà riflessa c’era lui. Ma lui chi? 

Se solo fosse riuscito a fare una media ponderale di tutte le personalità che si alternavano e galleggiavano all’interno dei suoi confini corporei, allora sì, solo in quel momento, avrebbe potuto affermare con certezza di essere in un modo e non in un altro.

Analizzando a fondo la situazione forse avrebbe comodamente scoperto di essere un po’ depresso, ma anche in questo caso avrebbe solo trovato la ragione al suo stato e si sarebbe consolato scoprendo che molte persone, in fondo, subivano la sua stessa condizione.

Si guardò attorno, aveva camminato senza l’appoggio del presente.

Aveva passato talmente tanto tempo dentro sé stesso che il richiamo alla realtà fu un vero e proprio salto sensoriale. 

Si era preso qualche ora di permesso dal lavoro e questo lo fece sentire un rivoluzionario e al contempo un poveraccio per essersi definito tale.

Aveva camminato sperando di ritrovare la sua libreria di riferimento. Le serrande erano abbassate. Dalle fessure si capiva che il locale, ormai vuoto, versava in uno stato di totale abbandono.

Nel sottosuolo delle sue caverne emotive riuscì a vedere la sua rabbia; la sua rivincita non era mai arrivata; il suo passato non aveva orme sulla sabbia.

A casa nessuno che lo aspettasse. Nessuna chiamata.

In quella gelida serata Claudio entrò nel bar a fianco e ricominciò a bere. Solo un sorso pensò. 

Lentamente, in maniera quasi impercettibile, un male oscuro cominciava a sbiadirgli i colori. 

Il futuro stava per abbracciare un nuovo ed invisibile clochard, mentre Claudio inconsapevole si stava ancora chiedendo se sarebbe potuta bastare una momentanea presa di coscienza per intraprendere un nuovo cammino.

No. In quella gelida serata Claudio sarebbe entrato nella sua libreria preferita. Sicuramente il posto migliore per iniziare una rivoluzione.

Simone Lentini

18 febbraio 2020


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