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Ipocondrio, di Simone Lentini

Scritto da il 6 Febbraio 2020

“Dottoressa mi scusi sono sempre io. Perdoni l’argomento ma le volevo solo dire che le mie feci sono molto chiare, quasi tendenti al bianco, anzi un po’ giallastre. No anzi più bianche che gialle e anche la consistenza non mi quadra. Ho letto su internet che potrebbe trattarsi di un serio problema al fegato. ho anche rivisto le analisi e, guardando bene, i valori della bilirubina mi sembrano un po’ alti”.

Ci fu un attimo di silenzio: “Sì Sig. Gambelli l’avevo riconosciuta, mi deve scusare ma al momento non le posso dare retta; lei faccia l’esame che le ho prescritto e la prossima settimana ci aggiorniamo. Mi scusi ma ora devo lavorare. Arrivederci”.

La linea si interruppe. Si sentì solo; girava in tondo per la stanza, lo stomaco borbottava, sudava e le dita erano gelide.

Come avrebbe potuto aspettare la prossima settimana?

La superficialità con la quale era stato liquidato gli fece capire che il problema era stato sottovalutato. I sintomi parlavano chiaro. Il problema era serio.

Si rese conto che non aveva messo al corrente la dottoressa del problema di circolazione alle mani.

Aveva letto, ed era sicuro di soffrire della malattia di Raynaud. Prese il telefono digitò il numero e stette in attesa.

Niente da fare. Maledetta tachicardia. Sudava. L’aver omesso un sintomo così evidente poteva compromettere l’esatta diagnosi.

36 e 4. Il termometro, di sicuro, non funzionava bene; da circa tre ore era fermo su quella temperatura. La sua fronte bolliva e i brividi erano un chiaro segno di un’infezione latente. 

Alla bocca dello stomaco avvertì una fitta; la sensazione di avere una lancia che gli perforava lo sterno sino alla schiena. sentì un’onda sanguigna e pressoria arrivare alla testa. Un infarto pensò. Si sdraiò a terra. Riuscì a scorgere la sua sagoma dallo specchio nel corridoio. Era ormai un animale morente.

Prese il cellulare. Digitò sulla pagina di google “infarto”. L’intelligenza artificiale fece il resto aggiungendo la parola “sintomi”.

Li lesse con cura e capì. Addio mondo! Lo avrebbero trovato a terra, gonfio e solo. Per quanto cercasse di prendere aria non riusciva a completare un respiro. Tra i vari sintomi aveva letto della sensazione di peso sul petto che non tardò ad arrivare. 

Guardò l’orologio. Erano passate circa già due ore dalla chiamata con la dottoressa. Di sicuro era svenuto.

Digitò nuovamente il numero. Attese. Squillava.

“Sì pronto?”

“Dottoressa mi ascolti, sono sempre io. Non sto bene. Penso di avere un infarto in atto, non riesco a muovermi, faccio fatica a respirare, le mani mi formicolano e forse sono anche svenuto”.

“Senta Sig. Gambelli, mi deve ascoltare, non so se si rende conto ma è già la quarta volta che ci sentiamo oggi. E ora che ci penso, riguardo il colore delle sue feci, le volevo ricordare che ieri ha eseguito una radiografia duodenale ed ha assunto il bario liquido. È normale quindi che le sue feci siano bianche. Anzi lo saranno per almeno un paio di giorni. Mi dia retta, la sua è solo ansia e le sue analisi sono nella norma. 

Si faccia una bella dormita e vedrà che starà meglio. In caso contrario, se proprio si sente male le consiglio di andare al pronto soccorso. Ora la devo proprio salutare. Arrivederci”.

Si alzò dal pavimento. Il dolore al petto era sparito, il respiro era regolare e le mani stavano riacquistando il loro calore. Tutta colpa del bario liquido pensò. Si fece una doccia calda e decise di radersi. Maldestramente con il rasoio si tagliò appena all’altezza della gola. Quando andò per tamponarsi si accorse che il taglietto interessava anche un piccolo neo. 

Mentre con una mano premeva il cotone intriso di crema antibiotica con l’altra prese il cellulare e su google digitò: “tagliarsi un neo”.

Una mannaia. Un melanoma lo avrebbe colpito. I forum non facevano che confermare ogni suo sospetto. Un tumore aveva cominciato il suo lento ed inesorabile cammino. Una nuova ondata di calore e uno sbalzo di pressione gli resero le gambe molli. Dovette sedersi sul water. Doveva assolutamente avvertire la dottoressa. Una cosa così grave non ammetteva temporeggiamenti. 

Digitò il numero.

Nessuna risposta.

Tentò di nuovo. Dopo appena due squilli il segnale si interruppe. Gli venne il sospetto che avesse riattaccato. 

Provò con whatsapp: Dottoressa mi scusi, sono il Sig. Gambelli, le devo assolutamente parlare. La prego di richiamarmi. Questa volta sono molto preoccupato e per l’entità del mio problema è di vitale importanza che io le parli.

Doppio baffo. Baffo blu.

Lo ha letto. Ora mi risponderà. Pensò.

Fissava lo schermo dello smartphone in attesa della risposta ma niente.

Ci riprovò: Dottoressa ho visto che ha letto il messaggio. Probabilmente è impegnata, ma la gravità della situazione, a conti fatti, mi obbliga a metterla al corrente; mi sono tagliato un neo e sono seriamente preoccupato perché era frastagliato e potrebbe essere pericoloso e a rischio melanoma. Attendo sue notizie. Mi richiami appena può.

Doppio baffo. Baffo blu.

La paura lo fece defecare. Non riusciva a tenere gli occhi aperti, avvertiva del calore sugli occhi. Il tempo rallentava la sua corsa. Percepì l’abbandono del proprio corpo. Prima di addormentarsi sulla tazza del water, gettò un ultimo sguardo al baffo blu di whatsapp e, per deformazione professionale, alle sue feci bianche.

Simone Lentini

4 febbraio 2020


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