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Scritto da il 2 Settembre 2021

BASTA CON “Questione meridionale” come alibi

         Basta con la “questione meridionale”  come  alibi !

                                          di Alberto Volpe

Ad un mese o poco più dall’appuntamento elettorale che deve dare un Governo alla nostra Regione Calabria, fa ancora una volta capolino il riferimento al life motiv della Questione Meridionale. Espressione, abituale e di comodo a commentatori e politici, diversamente candidati. Modo di dire molto sbrigativo, ma non esplicativo, nel voler offrire una condizione socio-economica di un territorio, che per la verità viene utilizzato per connotare lo status del Sud a fronte di un Nord molto più efficiente nel produrre e macinare ricchezze. Per quanto taluni intellettuali e scrittori del passato si siano impegnati, con le loro analisi storicistiche, a dimostrare come al tempo di Federico II la cosiddetta “questione meridionale” vedesse la superiorità assoluta del Sud d’Italia sul resto della penisola, gli analisti-commentatori di oggi propendono per .  nebulosa ed inestricabile condizione del Meridione. Da qui che le conseguenti ricette-ricerche si limitano a “fotografare” il Sud fermo ad un neo-feudalesimo. Se così è, quali altri motivi semantici bloccano gli stessi politologi a non rimuovere la “questione” e procedere ad affondare il bisturi e passare a definirla “problema” meridionale ? Oggi, molto più di qualche secolo fa, si tratta di una rimozione di tipo culturale, per cui al cittadino meridionale non dovrebbe convenire avere un “padrone”. Quando e chi aiuterà questa “transizione”, per cui l’eletto candidato alla massima istituzione regionale è un proprio delegato, con un “disegno” e programma annunciato per contribuire a “rompere le catene della sudditanza” politica ? Una sudditanza, appunto, che è altro dall’affrancamento per rivendicare lo status di diritto del cittadino. Una prospettiva, questa, che potrà farsi strada solo ed unicamente se la offerta di “favori” sarà consapevolmente sostituita dal diritto. Ma sarà anche e,soprattutto, il politico (o il burocrate) di turno a dimostrare la sua “non permeabilità” al ricatto e alla corruzione, che finisce per far privilegiare al cittadino-utente corsie preferenziali rispetto ad una corretta fruizione di leggi e servizi. Il che vale ad affermare la pratica della legalità, e non il suo diffuso atteggiamento e comportamento della cosiddetta “casta politica”, che spesso lascia cadere solo le briciole dalle lauta mensa a cui è stata candidata ed eletta. Ma è proprio con siffatto modo di agire che viene mortificato il meridionale con la sua dimostrata e riconosciuta capacità lavorativa ed organizzativa nel contesto lavorativo, anche sindacalmente tutelato. L’informazione, quella non asservita alle logiche di potere, ed ontologicamente fedele al suo ruolo, aiuti e sostenga anche in questa delicata fase democratica un processo che, per quanto “problematico” non lo si presti a strumentalizzazioni manichee ed oscurantiste. Ma, per un equilibrio di benessere solidale e democratico tra nord e Sud, si  aiuti a spazzare via quella sorta di “analfabetismo di ritorno”, consapevoli che “non progredi, regredi est”, di Agostiniana memoria. E ciò non fa comodo al resto del Paese . Liberiamo, tutti, il Sud !


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