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Astensionismo, effetto di una Democrazia formale ?

Scritto da il 31 Ottobre 2021

Va destando sempre più l’attenzione degli analisti delle cose politiche il fenomeno dell’astensionismo, altrimenti detto “partito del non voto”. Il fenomeno, per la verità, si presenta con una curva, per dirla in termine medico e in tempo di pandemia,  sempre più ascensionale. Si tratta di una consistenza preoccupante, atteso il dato dell’affluenza registratosi nella più recente consultazione elettorale, vero amministrativa e non squisitamente politica, dell’ottobre scorso. In questa ultima tornata elettorale si è dovuto registrare l’astensione record del 46%. Come dire che si è recata alle urne meno della metà degli elettori aventi diritto di voto. Fino a qualche anno fa il fenomeno veniva sbrigativamente liquidato con l’eufemismo di “disaffezione al voto”. Proprio quel crescendo del “non voto” induce ad una riflessione seria ed approfondita, per non ritrovarsi, da qui a qualche decennio, in una condizione-tentazione di ritenere superflua la consultazione democratica. Da lì il passo è breve per una aristocrazia parlamentare, se non un ritorno ad una morbida dittatura, che potrebbe essere scambiata e quindi tollerata come democrazia superflua. Tutti passaggi, questi, che magari fanno storcere il naso per incredulità al cittadino non smaliziato e disattento ad una realtà sociale che non sembra alimentare gli anticorpi di un triste e recente passato, con relativo autoritarismo di maniera. Né mancano segnali di rigurgito di quella natura, per non rimarcare la invalicabilità di taluni paletti costituzionali. Una spia interpretativa, proprio di quei segnali (v. attacco alla CGIL da parte di manifestanti NoVax e No Green-pass) ci viene opportunamente dallo storico Francesco Filippi, il quale si chiede nel suo libro omonimo “Ma  perché siamo ancora fascisti ?”. Esagerato, potrebbe dire qualcuno. Ma sono i primi sintomi febbrili che devono mettere in guardia contro il mal funzionamento dell’organismo. Ma che “i politici senza pudore” siano in aumento, che “lo scandalo è una burla”, e soprattutto che “le idee sono defunte” ,e con esse i riferimenti ideologici di una formazione, ed oggi anche Movimento, politica, beh tutto questo è un bel coacervo di patologie che dà o dovrebbe dare da riflettere. Che gli scandali ormai siano diventati motivo di visibilità televisiva: è sotto gli occhi di tutti. Così come si fa fatica a stupirsi e avvertire imbarazzo dinanzi al candore da immunità istituzionale con cui si giustificano indennità parlamentari nonostante assenze non giustificate e per anni di legislatura, Quanto siamo lontani (!?) dallo schiaffo di Oscar L. Scalfaro dato alla signora che al ristorante aveva esibito un decolletè troppo generoso. Rispetto a quello che si vede (perdon, mostra) in taluni show televisivi , quello schiaffo sembra un peccato veniale. Oggi sembra tutto depenalizzato, e tutto permesso ( o auto concesso) ai rappresentanti istituzionali. C’è una pericolosa tendenza a “comprendere” e quindi a giustificare la depenalizzazione della vergogna, della truffa, della tangente o del trasformismo, o della più spudorata bugia. Come dire che l’asticella della censura etica si è di molto sollevata. Se i comportamenti di una “razza poltrona”, come definisce Fabrizio Roncone quelli che altri Movimenti chiamavano la casta politica sono così permissivi non c’è da stupirsi, altro che sdegnarsi come vorrebbe il calabrese Polimeni, se dinanzi a siffatti censurabili atteggiamenti il cittadino elettore viene “educato” al rifiuto, ora schifato ed ora protestatario, di esercizio al  diritto di voto ridotto a supermarket del voto di scambio. Basta, vien da dire, alla risse in Transatlantico ridotto a supermarket del voto di scambio. Basta alla strumentalizzazione della mancanza di lavoro con i facili proclami da banditore  propagandistico in cerca di consensi ! Lo stesso commissariamento di quel movimento di Comunione e Liberazione di don Giussani, un gesto forte e coraggioso da parte di Papa Francesco, e volto a riportare al carisma originario, dopo lo scandalo Formigoni, la dice lunga sulla necessità di “richiamare all’ordine” un CL in discredito palese. Tutto ciò deve destare la dovuta sensibilità ai temi “sensibili” del dettato costituzionale, con una inversione di tendenza per la stagione dei diritti da non cedere a quella dei favori.            


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