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Challenge estreme e Blue whale: le insidie del web

Scritto da il 14 Marzo 2021

Li abbiamo a portata di mano, anzi sul palmo della mano: internet e social. La rete rappresenta una grande opportunità ma al tempo stesso può rivelarsi un problema perché è uno strumento potentissimo. Il fatto che tutti noi abbiamo a disposizione degli strumenti, estremamente facili da utilizzare, per connetterci alla rete ciò rende questo spazio virtuale pieno di insidie e rischi. Viviamo nel tempo dei nativi digitali, quei giovani costantemente connessi a facebook, instagram, tik tok e che sentono la padronanza del sistema sul quale stanno vivendo e stanno usando. Ma non è così. Piccole e grandi tragedie, drammi, che possono scaturire da un uso distorto della rete. Soprattutto quando si sfocia in spiacevoli incontri. Diversi i fenomeni, oggi più conosciuti, che dilagano sul web: il cyberbullismo, il gambling, l’hikikomori, ed ancora più allarmanti come il grooming, il sexting che aumentano il mercato della pedopornografia. A questi si aggiungono le challenge estreme, che si stanno diffondendo tra i ragazzi di tutto il mondo attraverso sfide di autolesionismo che, in alcuni casi, hanno portato anche alla morte. Un argomento inquietante su cui viene posta maggiore attenzione, ed in particolare sulla più macabra delle sfide la “Blue Whale challenge” che, senza epiloghi mortali, ha toccato anche la Calabria. Questo gioco, nato in Russia, si ispira al comportamento della balena blu (da cui prende il nome) che arenandosi sulla spiaggia alla fine muore e che, nel gioco mortale, verrebbe considerato un comportamento emulativo paragonato al suicidio. Ma non è così. Tante sono le informazioni e le fake che riguardano la Blue Whale. Certo è l’arresto per istigazione al suicidio di Philipp Budeikin, un ragazzo russo di 23 anni, ideatore di questo gioco perverso, che ha confessato di aver organizzato le sfide per “ripulire la società” da “rifiuti organici”. Così li ha definiti. Il gioco avrebbe regole precise: 50 sfide in 50 giorni. La vittima: di età compresa tra i nove ed i diciassette anni proprio perché ha una mente in via di sviluppo, in definizione, ed è quindi più fragile per potere essere plagiata. Il ragazzo, o la ragazza, in maniera segreta deve dimostrare di poter affrontare senza timore le singole sfide (incidersi parole sugli arti con il rasoio, procurarsi del dolore, svegliarsi nel cuore notte, guardare video dell’orrore tutto il giorno, sporgersi da grandi altezze e altro ancora) e il curatore, o il manipolatore della mente, deve verificare e certificare che tutto proceda secondo regolamento. Sì, c’è anche un regolamento. Nessuna finalità positiva in questo gioco incomprensibile dove nessuno vince, anzi, a perdere sono tutti. Soprattutto chi, vigliaccamente, fa breccia sul malessere e sul disagio di giovani vite che cercano consenso e autostima nell’interpretazione di un ruolo. Quel ruolo che li porta solo a farsi del male!


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