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Diplomatici o ipocriti ingerenze tra Chiesa e Stato

Scritto da il 24 Giugno 2021

Quali lotte intestine, al di là del Tevere, si vogliono nascondere, per non vedere ancora una volta minacciata la invalicabile pregiudiziale della “!laicità” dello Stato italiano, molto confinante con quello Vaticano ? Potrebbe essere questa la “lettura” meno preoccupante e più diplomatica circa quella “gamba tesa” ecclesiastica in materia di omotransfobia, che poi è il complesso legislativo in esame alla Camera riguardante il cosiddetto ddl Zan. Quella della Curia romana la si vuol far passare come “nota verbale” trasmessa, appunto dal Vaticano alla nostra Farnesina. Di fatto si tratta di una richiesta di modifica di quel disegno di legge che vuole mettere un argine alla istigazione alla violenza contro donne, omosessuali, trans e disabili. Su quel fronte si era raggiunto un ampio fronte politico per procedere a determinarne i confini penali da delegare agli organi della Magistratura. Ebbene, ci si chiede, cosa non è condivisi bile da parte ecclesiastica, che quel ddl dovrebbe recepire in modificazione ? Ma prima ancora di entrare nel merito, altro e più inquietante interrogativo si pone : può uno Stato estero presumere e pretendere, benché molto informalmente, di modificare una normativa nel “campo” sociale della Comunità di uno Stato estero, per quanto confinante, ma i cui rapporti sono  sempre normati da un Concordato ? Ad oggi si son dovuti registrare molti, troppi silenzi, complici, per non dire di comodo, nell’arco della cultura, del giornalismo  e della politica italiana. Non meno inquietanti sono reticenze e deleghe da parte delle massime cariche istituzionali. Una sola “voce” , pure autorevole e significativa, si è sollevata a difesa della caratteristica e costituzionale “laicità” dello Stato, ed è quella del presidente della Camera, Fico. Non si è fatta sfuggire l’occasione di sbandierare il suo bisogno di pubblicità bigotta il solito Salvini, ma anche FI, che chiedono “dialogo”. Ma dialogo su che cosa ?  Quale accoglimento può trovare quella “istanza” cattolica in materia di violenza a quell’Arcobaleno di diversi, se proprio Papa Brgoglio, già nel 2013, di ritorno da Rio de Janeiro, ai giornalisti che gli ponevano la domanda specifica, rispondeva “chi sono io per giudicare un gay ?”. E se problemi di quella natura, pur numerosi e diffusi nella gerarchia ecclesiastica, si volessero  coprire con il tentativo di gettare la palla in campo italiano ? Chi frena nella Curia romana perché la dottrina di Papa Bergoglio trovi consensi riformisti tra i fedeli del cattolicesimo ?

                                                                                                       Alberto  Volpe


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