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Iconi della cultura e Religione : quale laicità dello Stato ?

Scritto da il 6 Dicembre 2020

Ci sarà un riordino delle piazze, e con rivalutazione di personaggi illustri di questa cittadina. E’ quanto si deduce dalla deliberazione dell’Esecutivo municipale, che nell’annunciare l’acquisto di una statua raffigurante il santo di Paola, e Patrono di questa Comunità, ne stabilisce il suo posizionamento, non senza procedere allo spostamento del giureconsulto e fondatore dell’Arcadia, Gian Vincenzo Gravina. All’illustre e storico concittadino, quindi, viene riservata quella piazza della Repubblica che è il biglietto di presentazione di Roggiano. Opportunamente ridisegnato ed adornato lo spazio anche spartitraffico principale, sarà la sede del busto del Gravina, una volta spostato dal suo attuale sito, che sarà destinato alla collocazione del prossimo simulacro di San Francesco di Paola. E quella pianta di ulivo, tipico emblema del prodotto agricolo di questo territorio, sarà risistemato alle “carcare” nello spiazzo che segna il bivio stradale per Altomonte o San Sosti. Una ricollocazione che certamente troverà senso e consenso specie relativamente alla più degna collocazione dell’uomo di cultura locale, e al quale saranno dedicate quest’anno giornate convegnistiche.  Almeno si spera. Ma non può passare inosservato che intorno al disegno, anticipato da un impegno elettorale, di volere la sistemazione di un busto sacro dedicato al Santo di Paola, saremmo noi stessi a mettere sotto il tappeto il dissenso che pure è registrabile. E in questo ambito va fatta piena luce. A meno di non passare tutti come ipocriti, non può nascondersi un cospicuo dissenso intorno a tale volontà di impegnare una piazza per far spazio ad una icona della religiosità o credenza cattolica. Che, poi, quel disegno di “occupazione” di uno spazio cittadino con un busto sacro scaturisca o debba trovare giustificazione nella gratuità dell’offerente (vedi indennità del sindaco), e quindi senza che gravi sulla finanza pubblica, beh ciò non esime dal far rilevare che si fa dello spazio pubblico un uso “privato”. E privato nel senso che si va a privilegiare il “sentire” religioso di una Comunità. Tutta ? No, certamente, dovendosi annoverare tra di essa la presenza di legittimi cittadini e,forse, anche contribuenti, che si richiamano ad altro credo religioso. Si potrebbe negare , un domani che se ne facesse richiesta, la ubicazione di simboli e strutture religiose diverse da quella “dominante” e cattolica ? E qui subentra a buon diritto costituzionale, il criterio per cui proprio la nostra Costituzione richiama ed afferma solennemente la “LAICITA’” dello Stato. Laicità che, quindi, va tutelata in ogni sua espressione territoriale. Dunque, non esclusa quella di un Ente locale, dicasi Comune. E’ blasfemia richiamare quel carattere statutario che regola e tutela la pluralità, anche religiosa, di ogni cittadino che si riconosce nella Costituzione, come nei colori della Bandiera tricolore, simbolo de una Unità nazionale ? Difficile , oserei dire impossibile rispondere negativamente. Purtroppo “toccare” certi temi significa  sottolineare che il feticismo, il fanatismo, il fariseismo e il bigottismo non debbano essere considerati la negazione assoluta di un autentico sentimento religioso. A conferma che un “sentire” soprannaturale rimane tutto interno al soggetto-persona, e che, dunque, anche la sua estrinsecazione va riservata entro limiti e confini che non configgano con il “diversamente religioso”, veniva affermato dalla convinzione espressa dall’anziano don Angelo Mazzia, considerato da tutti un ortodosso della cattolicità. E appunto Egli affermava che “ i Santi stanno in chiesa”. Avrà pure voluto dire qualcosa, dopo aver dovuto prendere atto della allocazione del Frate di Pietralcina, ancora occupante altro spiazzo cittadino. Ma, così proseguendo, non si tradisce la “Laicità” dello Stato democratico italiano ?

Alberto Volpe


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