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Il comunismo”sovversivo”di Papa Francesco

Scritto da il 12 Maggio 2021

L’ attuale pandemia (il diffondersi su scala mondiale di un fenomeno) da coronavirus è motivo non solo di problematiche relative allo sconvolgimento delle abituali modalità delle relazioni sociali, ma anche incontrovertibilmente correlata alla stabilità psichica dell’essere umano. E, proprio per questa sua ripercussione nella vita sociale senza confini geografici, di genere e ogni altra naturale differenziazione , quel fenomeno appunto non poteva lasciare indifferenti nell’analisi etica ed economica. E, dunque, la filosofia, la sociologia, l’economia, e non meno che la spiritualità (come religiosità) non potevano rimanere asettici ed indifferenti rispetto alla sua incidenza su quella molteplicità di ripercussioni. Una Autorità, sia Essa statale, e quindi laica, come quella Religiosa, cristiana o musulmana che sia, sono intervenute nei giorni scorsi a “dire la propria” sul fenomeno pandemico in atto, e più specificamente sulle misure opportune ad immunizzare il genere umano da esse fenomeno così duramente piegato. Interrogativi che necessariamente deve porsi chi presiede, per delega, democratica o meno, alla gestione di una Comunità. Accadde così, che il Presidente USA, Biden, prima e a ruota poi altri Capi di Stato si siano espressi in materia di prevenzione del virus circolante, conosciuto ed individuato nei laboratori di analisi come Covid-19. Non poteva rimanere silente la voce del Vescovo di Roma, e capo della cristianità cattolica, rispetto a tanta “materia” che ha messo in crisi un sistema consolidato di vivere sociale. E proprio sulle parole di Papa Francesco si sono appuntate, criticamente e pregiudizialmente, le osservazioni dei “notisti” della grande stampa. Eppure egli non aveva che affermato e riaffermato il principio del diritto alla salute del singolo cittadino, che va tutelato in via prioritaria ed assoluta rispetto al profitto da prodotto immunizzante. Il Papa, accusato tuot court di “comunismo”, aveva semplicemente affermato che richiamare quella priorità “non è comunismo, è solo cristianesimo allo stato puro”, in conseguenza dell’assunto che “nessuno deve considerare sua proprietà quello che gli appartiene, ma fra loro (ieri gli apostoli,ed oggi il popolo dei credenti) tutto è comune”. Per cui “considerare i beni terreni come condivisibili è conseguenza naturale”. E’  bastata quella affermazione per etichettare come “rosso” e l’argentino Francesco, che l’americano Biden. Né il costituzionalista Cassese ha esitato a definire entrambi come “sovversivi”, per essersi permessi di andare contro gli interessi di Big Pharma, per aiutare i poveri del mondo a non morire dell’odierno virus circolante. Ma quel “buon cristianesimo” vuole precisare come la “proprietà intellettuale” non può imporsi a priori rispetto alla vita umana, quando questa è minacciata nella evoluzione della sua specie. Certo, per concludere, che il tema della uguaglianza fa paura quando si possono toccare interessi consolidati, troppo spesso frutto di illecite pratiche di sfruttamento. 

Alberto Volpe


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