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Il femminismo tra rivendicazione e vittimismo

Scritto da il 18 Novembre 2020

La “straordinaria” sentenza assolutoria di soli pochi giorni fa nei confronti dell’ex consigliere di Stato, Francesco Bellomo, non può lasciare indifferenti, anche se rispettosi del dispositivo giudiziario. E a prescindere dal clamore mediatico che il caso ha suscitato, la sentenza che fa tornare in libertà il cosiddetto ex giudice delle minigonne, derubricando la originaria accusa di stalking, con atti persecutori verso quattro sue ex allieve ed aspiranti magistrati, quella decisione di giudizio finale si presta riflessioni che se da una parte afferiscono alla sfera deontologica del soggetto che avrebbe imposto contratti dress code provocanti e sottomissione ai dettami dell’Agente Bellomo, anche conturbanti analisi relative alla stessa istituzione Magistratura. E, queste, non meno sensazionali per quelle aspiranti prime vittime di tanto deplorevole comportamento da parte di chi avrebbe dovuto rappresentare un modello etico, ed invece continuava a tenere verso le borsiste una condotta “deontologicamente inopportuna con comportamenti eventualmente penalmente rilevanti”. Dunque, il Bellomo (?!) non dovrà scontare tre anni e quattro mesi per aver vessato 4 sue ex giovani allieve aspiranti magistrati. Anzi,  “casomai la ‘persecuzione amorosa’ l’ho subita io”, dichiara egli. Dal che si è portati a concludere che alla fine della ‘fiera’, quelle borsiste da vittime sarebbero passate a ‘carnefici’ del Bellomo. Significativamente il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari era Annamaria Mastrorilli, una donna,quindi, ancora una volta severa verso il genere di appartenenza. Ma, come più avanti si osservava, quelle aspiranti alla carriera di magistrato (una borsista aveva ritirato  la querela) diventerebbero ‘non credibili’ circa le “lesioni” denunciate. Anzi, quelle che per la denunciante,secondo il Procuratore Grazia Pradella e il pm Emilio Pisante, avrebbero meritato quella misura di condanna per insulti e minacce, si sarebbero rivoltate contro la stessa ragazza. Per cui la derubricazione,appunto, in comportamenti non condivisibili e magari inopportuni deontologicamente, ma non penalmente rilevanti. Tutto, se fosse effettivamente così inquadrabile, mortificante per chi parte ‘debole’ rispetto ad un formatore di diritto e scienza, che dovrebbe aprire le porte alla carriera giudicante. E quella stessa figura di Giudice come ne esce in termini di fiducia e di credibilità per la Magistratura, se a rappresentarla dovesse essere chi è “stata al gioco-giogo” per di sedere su quell’importante poltrona ?  E’ pur vero che i processi non possono essere demandati ai media,pur per il clamore mediatico suscitato. Ma sappiamo quanto ‘seguito culturale’ porta con sé la trattazione di una vicenda di quel tipo e moralmente rilevante. Non ci resta che attendere il processo del 3 dicembre prossimo, allorché il Bellomo sarà processato davanti al Tribunale di Bari per i suoi comportamenti che avrebbero imposto ad una ricercatrice e a tre ex borsiste “controlli assillanti”. 

Alberto Volpe


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