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Investire un sentimento

Scritto da il 26 Dicembre 2020

Il racconto di un Calvario nella breve esistenza di Emilia

Mi viene così di sintetizzare il contenuto del libro-memoria “Emilia, la mia Stella”, solo da pochi giorni nelle edicole cittadine. Ne ho appena terminato la lettura, che ho fatto in modo attento e curioso insieme. E mi pare giusto affidare a queste mie conclusioni una personale “lettura” a chi non ne fosse venuto a conoscenza o non ne ancora acquistato copia. Premesso e precisato che trattasi del libro, appunto appena edito da EmiA, e ad opera degli autori Francesco Provenzano e Patrizia Perrone, mi vien subito da poterlo definire un pregevole “scritto” che mi fa pensare ad un felliniano amarcord, con aggiunta di una equilibrata dose di comprensibile velo di mestizia che ferma il lettore a ben ponderare un legame coniugale che aveva già avuto i suoi “frutti” e che vedeva proiettarsi in un tempo di doverne e poterne  raccogliere le attese gratificazioni. Un “sole” che, però, era inconsapevole delle minacciose nubi che andavano addensandosi per nasconderne i suoi tiepidi raggi, per far posto ad un tempo tempestoso e grigio. E grigio quanto triste era e si appalesò presto l’altalenante vicenda della giovane Emilia, che recalcitrante all’inesorabile “verdetto”, dovette piegarsi al declino, e non solo della persona fisica, quanto all’arrendevole ricerca medica. Il percorso di quel “Calvario” descrive bene i legittimi sogni di un coronamento di affetto coniugale, che vanno ad infrangersi, proprio come i flutti dello “scilloso” mare, contro lo scoglio di quel male ancora incurabile, per il quale ancora l’umano sapere non ha trovato la soluzione scientifica che ne prevenisse l’insorgere o quantomeno renda meno traumatico il suo accanirsi sulla fisicità umana. Un conflitto che ancora è appannaggio della debolezza della materia a fronte della “potenza” intellettiva di cui solo la umana specie è dotata. Per questo siam costretti a contare e raccontare tristi storie come quella della giovane sposa roggianese, con tutti i risvolti umani del temporaneo vivere. Ma è proprio dalle sconfitte che bisogna trarne gli insegnamenti per reagire ed affermare il “primato” del sapere sulla fragilità dell’essere. Questa si chiama Solidarietà , e questo è il messaggio sostanziale ed importante che vuole trasmettere la memoria-ricordo di  una luttuosa perdita affettiva del compagno di viaggio, rimasto solo, e descritto dai Provenzano e Perrone. Un racconto-verità che si fa testimonianza con la trasformazione di una triste vicenda personale, che,però, non si chiude ripiegandosi sterilmente in se stessa, ma si fa materia e lievito di sostegno, conforto e attivismo per provare a vincere con la ricerca e la prevenzione. Un lavoro che viene apprezzato se costante ma discreto e raccordato con le istituzioni e le professionalità specifiche. Questa si chiama Solidarietà, cui ogni essere umano è chiamato, nella sua presenza terrena e nei confronti di una Società in cui essenzialmente siamo Fratelli tutti, per dirla con Papa Francesco.

26/12/2020                                                                                            Alberto  Volpe   


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