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Nostalgia per i duellanti di Brescello e il deserto della Politica

Scritto da il 27 Aprile 2021

                                      di    Alberto  Volpe

Non poteva che suscitare interesse mista a comprensione la immagine dell’intramontabile Peppone accanto al suo rivale in tunica, don Camillo, la immagine apparsa sui social. Certo gli attenti habitué della tastiera non avranno dovuto faticare per accostare il contesto sociale che si vive  nella nostra piccola Comunità, con quella che il Guareschi negli anni 50 ha portato simpaticamente sulle pellicole e nei cinema di quei tempi. Talvolta tornano, recita un vecchio adagio. In questo caso il ritorno non è solo per la memoria en passant. Ma, come è facile intuire e dedurre, per far rimpiangere quel tempo e quei tempi allorché la “lotta politica” vedeva “guerreggiare” ,avendo come antagonista magari un prete in tonaca dal forte ed altrettanto decisivo carattere quanto quello di un Peppone, che si sentiva di incarnare le ambizioni temporali dell’allora classe operaia. Certo che stiamo soltanto evocando la memoria di una immagine filmica, icona di un contesto nel quale la fiction ordita dal regista ben si intrecciava con la realtà,talvolta drammatica. Una drammaticità suffragata da una “fede politica” di appartenenza, cui era legata la prospettiva economica che una ideologia faceva presa certa nelle popolazioni che venivano da un periodo postbellico particolarmente duro. E’ fin troppo evidente che quel quadro non è assolutamente confrontabile che con quello a noi contemporaneo. Ma se un insegnamento ha lasciato nel tempo quella costante di conflittualità è la metodica nella formazione della classe dirigente politica. Le sezioni di ogni sigla di Partito erano, sì, luogo di suddivisione della “torta” di posti da assegnare. Una ripartizione che avveniva senza “veli” e senza peli sulla lingua. Come dire, senza finzione e senza corruzione. Ma sicuramente quelle riunioni sezionali, molto preconsiliari, erano momenti di una durezza di confronto che talvolta mettevano e vedevano contrapposti membri di uno steso nucleo famigliare. E’ migliore il clima e la condizione che vede ogni componente una Comunità dei nostri tempi ? E’ questa la domanda segreta ed implicita che vuole porre quella foto dei personaggi brescelliani postata, a mio avviso. E non rimane neppure puro interrogativo senza risposta. Dinanzi ad un imperante “civismo elettorale” che caratterizza una campagna per il rinnovo amministrativo oggi, davvero che non si rimpiange una pluralità di soggettività politiche, nelle quali verificare l’attinenza di istanze occupazionali e di bisogni di servizi ai cittadini con una strategia programmatica propria ad ogni sigla politica ? Davvero il deserto delle sezioni politiche di cui oggi dobbiamo prendere atto, certo causato da un incauto quanto improvvisato carrierismo personale, davvero giova ad una Società che si deve affidare ad improvvisati parvenu amministratori, magari “garantiti” nella loro scalata amministrativa da soggetti senza scrupoli verso una democrazia autentica e le cui potenzialità debbano essere messe a disposizione della propria Comunità, per poter crescere insieme?         


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