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Parità di genere : un miraggio di civiltà

Scritto da il 22 Ottobre 2021

Quanti anni sono trascorsi da quel 1946, allorché alle donne veniva riconosciuto il diritto di voto, fino ad allora prerogativa democratica esclusiva del genere maschile. Indubbiamente quella fu una conquista, da cui non si può tornare indietro. Ma intanto quante altre, di tappe democratiche e civili, bussano alle porte di uno Stato che vuole non solo apparire ma anche essere moderno ed avanzato. Non che fino ai nostri giorni il secolo che viviamo non abbia fatto segnare punti a favore del gentil sesso, “complice” inseparabile della storia umana. E’ sotto gli occhi di tutti la presenza (o copresenza ?), talvolta anche preponderante, al femminile in ruoli assolutamente pensabili diversamente affidabili al genere maschile. Pensiamo alla presenza nelle diverse forze armate e militari dello Stato, ma anche in Magistratura e in Corte Costituzionale, non meno che a presidenza delle Camere del Parlamento. Non passerà molto che potrebbe affacciarsi una figura femminile “pronta” a salire al Colle. Eppure quanta strada ha da conquistarsi ancora quel Genere femminile nella società moderna, quale principio essenziale di una effettiva, e quindi non solo nominale e filosoficamente acquisito, parità di genere ! Prescindendo dal grave quanto quotidiano fenomeno del cosiddetto femminicidio, ritenendo lo stesso come retaggio di una subcultura di predominio maschile, c’è da prendere atto che difficilmente il binomio parità e potere riescono ancora ad incontrarsi e non siano viste come parallele ferroviarie destinate a non incontrarsi. Una panoramica del mondo globale ci rivela che troppi pregiudizi, troppi ancoraggi col passato, troppe ambiguità e reticenze frenano quell’auspicabile processo di liberalizzazione della donna che possa ambire ad una sua giusta collocazione nel prosieguo evolutivo e solidaristico della specie umana. Molto opportunamente la giornalista e scrittrice palestinese , Rula Jebreal, nell’esaminare il fenomeno del cambiamento della donna, ammonisce ed invita ad “agire prima che le differenze diventino disuguaglianze”. Cioè, prima che le difficoltà rendano più complicato il percorso delle bambine e delle ragazze, bisogna che  nelle famiglie nasca e si consolidi poi nella Scuola la tendenza a quel “Cambiamento che meritiamo” (così il titolo dell’ultimo libro della Jebreal). E, certo, che la violenza sulle donne è un virus aggressivo persistente, spesso letale, che si nutre di silenzio, omertà e ignoranza. Il che si cura con la verità, la giustizia e le parole. In un siffatto scenario di necessaria mutevolezza un ruolo pressoché determinante hanno proprio le donne di ogni età, le quali, nel prendere pur coscienza della loro “diversità” dal genere maschile, non scambino l’immagine per sostanza, il libertinaggio, il trash, il volgarismo, la sigaretta o la bottiglia di birra per strada, come liberalizzazione e libertà di pensiero. Stereotipi maschilisti e sessisti si vincono con la non-violenza dall’altra sponda, così conquistandosi il “tavolo delle trattative” nei vertici politici, come in quelli aziendali o sindacali che siano. In una parola: farsi guardiani della parità, attraverso una rete di dialogo e di sussidiarietà. E domani sarà un altro giorno !


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