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PARLARSI

Scritto da il 22 Ottobre 2021

E’ alla base della natura, nella sua molteplice accezione, quella del comunicare. Se pensiamo che qualche scienziato ha tentato di dimostrare come persino le piante “dialogano” tra di loro, quanto più normale deve potersi recepire il bisogno di relazionarsi tra il genere umano. Ciò non volendo approdare al mondo animale, essendo ormai acquisito universalmente il “linguaggio” che regola il mondo variegato e complesso dell’universo animale. E, per tornare a quel “capolavoro dell’universo creato”, quale si può ritenere l’essere umano, beh, non dovrebbero sorgere obiezioni di sorta che mettano in dubbio l’esigenza essenziale di dialogare tra i componenti di quel mondo di viventi. Del resto, dagli studi filosofici si ricava la definizione dell’uomo (inteso come essere umano, quindi uomo/donna) quale animale sociale. I due aspetti afferiscono, uno alla sfera materiale, alias il corpo proprio, e l’altro quello psico-spirituale. Bene, è proprio discendente da questo secondo dato concreto (non meno di quello fisico) che scaturisce il bisogno e la capacità di rapportarsi tra simili. Insomma il linguaggio (che sia quello dei segni o dei gesti) è la specificità, preziosa ed interessante insieme, che caratterizza la convivenza sociale. E’, infatti, attraverso quella modalità di rapportarsi che arricchisce due o più esseri viventi. Il suo venir meno, per i motivi i più vari, finisce per impoverire un rapporto di solidarietà e di mutualità. Quando finisce il dialogo ? Quando, anche qui per una infinità di cause e quel flusso dialogico si interrompe, allora si iniziano ad erigere i MURI. Questi ultimi, ovviamente, possono essere e sono di natura materiale e metaforici. Sappiamo quanto i “muri” materiali (non solo quello di Berlino) che ancora oggi si vogliono erigere sono la testimonianza di una prova di forza che fa violenza al più debole. Ma la storia ha anche dimostrato che è anche il segale di una rinuncia e di una sconfitta. Una sconfitta perché si è preferito e scelto il criterio della forza della ragione, piuttosto che la più dialogante forza della ragione. E, con tutte le conseguenze che nel corso del tempo i popoli hanno subito (ma che non fermato neppure ai nostri tempi), non minori sono i danni che sono sotto i nostri occhi pressoché quotidianamente e che la cronaca ci propone. Ad iniziare dai femminicidi, un fenomeno particolarmente odioso quanto ripetitivo, a finire alle liti giudiziarie, che potrebbero tranquillamente essere evitate con quel “buon senso” che rimanda, appunto, al dialogo. Quale attendibilità etica ed etimologica può certificare una Amicizia tra due o più persone se un bel giorno uno dei due smette persino il primordiale rapporto civile del saluto, e senza che all’altro venga dato di spiegarsi il repentino e traumatico rabbuiarsi di un cielo sereno fino al giorno prima ? Non meno incomprensibile è l’atteggiamento di quel cittadino, investito democraticamente di delega ad una carica pubblica, che “sedutosi” assume la condotta autarchica, propria di uno sprovveduto antidemocratico, che finisce per tradire il mandato stesso per cui a quella carica è stato eletto. Condotta che sa di sprovvedutezza e di discriminazione. Ma, se vogliamo, anche di scarso senso di opportunità, negandosi e negando al suo agire amministrativo ricchezze di idee e apporti di competenze di cui altri sono dotati. La “squadra” è quella che fa del soggetto con carichi istituzionali l’operatore finale delle soluzioni le più idonee ai bisogni e alle problematiche di una Comunità. Rinunciare, caparbiamente (o peggio per ripicche, elettorali e non) ai tanti rivoli di suggerimenti e proposte di un gruppo sempre più “largo” può rivelarsi, forse ahimè troppo tardi, per aver buttato alle ortiche delle preziosità che dovevano essere investite solidaristicamente, piuttosto ritrovarsi e rivelarsi ostacolo ad un progresso bloccato. Succede quando la historia non docet, ma non perché essa ha smesso di insegnare, ma perché la corta mente umana, abbagliata da smodate ambizioni o da arricchimenti facili e non sempre leciti, smette di guardare al proprio simile e alla Comunità dei propri simili, come a tanti fratelli, il cui più fortunato deve soccorrere il meo fortunato. Parlarsi fa bene sempre !


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