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Quote rosa : una conquista difficile, ma resta.

Scritto da il 30 Marzo 2021

L’argomento è tornato di attualità, con l’avvento di Enrico Letta alla guida del Pd nazionale. E pare che proprio la “materia” di genere stesse per divenire elemento dirimendo del nuovo (?!) corso di quel che resta della Sinistra italiana. Almeno agli occhi del sistema correntizio interno a quello schieramento politico il dictat di Letta assumeva motivo di scontro. Ma poi, come sempre per la legge del compromesso, la soluzione inventata è stata quella, sì, di affidare a due donne le presidenze dei Gruppi parlamentare di Camera e Senato. Ma non senza aver dovuto superare la fronda interna, in particolare la recalcitrante reazione della rappresentanza al Senato, laddove il capogruppo Marcucci (notoriamente renziano in quota Pd) non intendeva cedere (e non solo per motivi di rappresentanza, ma anche per il budget di denaro pubblico che un Gruppo gestisce). Era il primo ostacolo che il “sereno” Letta aveva sul litorale del suo cammino, che dunque si presentava non proprio agevole come facevano intendere i voti a suo favore espressi, e con una maggioranza quasi bulgara. Come a comprovare la motivazione che aveva spinto lo Zingaretti a buttare la spugna (“qui si ha fame di poltrone, e non di battaglie politiche”). E la soluzione del neo-acclamato segretario ? Sfondava con la nomina di due donne-capogruppo, ma sul campo rimaneva il principio che il Segretario decide. Sì, perché proprio Letta doveva cedere che le due rappresentanti femminili in Parlamento potevano essere votate dal Gruppo di appartenenza, MA dovevano, e sono state, promanazione della corrente di appartenenza dei Capigruppo uscenti. E, dunque, possiamo parlare di una ennesima vittoria di Pirro ? Se questo è il segnale del cosiddetto nuovo corso, più che un’aurora boreale, trattasi di un grigio avvio di primavera annunciata. Ma, tornando alla “questione” di genere, certo, ancora una volta la disfida appare tutta in salita per le donne che legittimamente (e come affermava la Gabanelli  nel suo DataRum di lunedì appena trascorso) ma anche con affidabilità e competenze. Qualità che vanno evidenziate ed affermate sul campo, e senza scambi e favori. Le cosiddette “quote rosa” , a mio avviso, non possono essere frutto di una legge. Fino a quando la quota rosa è una via ipocrita per selezionare le favorite degli uomini, la via della emancipazione femminile diventa sempre più un miraggio. A meno che non si preferiscono “accorciatoie” che relegano sempre più la rappresentanza di genere ad una gentile coreografia maschile. Come dire che una figura come Nilde Iotti, prima donna presidente del Parlamento italiano, si fa diafana e solo un buon ricordo. E nulla più di tanto.   

Alberto Volpe


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