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Violenza di Genere : cosa fare ?

Scritto da il 25 Novembre 2021

Non poteva rimanere estraneo al “servizio” informativo e culturale della Testata radiofonica che puntualmente ci ospita , la tematica che abbiam scelto come Nota e riflessione. Non solo la casuale cadenza annuale ci spinge ad affrontare l’argomento, ma è ormai la sua riconosciuta portata sociale, ineludibile per i suoi riflessi comportamentali che appunto la Giornata contro la violenza sulle donne ha ad ogni livello di Comunità umana. E che il fenomeno vada sempre più connotandosi come una vera e propria “emergenza sociale”, non lo dicono solo i numeri degli accadimenti e tragici fatti di cronaca. Certo, i dati statistici della frequenza quotidiana piuttosto che annuale, sono ampiamente motivo e materia di analisi di studiosi del settore. Di esso fenomeno, infatti, vedono occuparsi psicologi, psicoterapeuti, sociologi ed economisti. Sono questi, del resto, gli ambiti culturali ed operativi che in misura diversa vengono ad essere toccati dal fenomeno dei femminicidi. Panchine rosse, o scalinate occupate da scarpe con tacchi a spillo rosse, sono ormai un simbolo forse anche superato o da superare della “Giornata” che vuole ricordare le tante donne-oggetto sacrificate dalla violenza maschile. Alternativamente a quella simbologia, sarebbe forse meglio e più produttivo ed edificante che tutte le giornate fossero vissute per indignarsi contro le ingiustizie e a favore di ciò che è giusto festeggiare. Certo, anche quella del 25 Novembre deve poter servire a tener desta la mente ad un ricordo che sia di aiuto soprattutto nelle Scuole, proprio là dove si struttura una mentalità. E’ lì che bisognerebbe lavorare (magari con un insegnamento rivisitato ragionevolmente della famosa ora di Educazione civica) perché si riesca ad incidere nei processi formativi e culturali in divenire. Questo perché un femmincidio sempre più di frequente coinvolge traumaticamente i figli. Si “uccide” una donna anche quando ne hai ucciso il figlio, come nell’ultimo caso di Sassuolo. Né la violenza si vince solo con la rabbia, pure naturale come reazione. Un valido aiuto per le donne, vittime del poliedrico panorama di violenze, possono darlo quelle tante forme associative di genere che si pongono in atteggiamento di professionale e tecnico “ascolto”, per poterne incanalare la reazione con la indicazione appropriata verso le istituzioni sempre più motivate ad intervenire nel non lasciare esposta la vittima a rimanere bersaglio del folle o lucido gesto dell’apparente ma altrettanto significativo atteggiamento di gelosia. Bisognerebbe, preliminarmente ed essenzialmente, spingere a superare i retaggi culturali e religiosi, esistenti al di là di ogni ragionevole confine, geografico od economico. Lavorare per superare questo gap culturale, intervenendo per dare “risposte” di soccorso in termini di uguaglianza lavorativa dignitosa, non meno che in termini di giustizia preventiva ragionevole e concreta. Ma in siffatto scenario di “risanamento” culturale è lo stesso genere femminile che deve trovare le energie proprie per aiutare l’altra metà del cielo a non farsi giustiziere facile della debolezza di genere. Un buon esame di coscienza circa una sorta di ambizione smodata cercata e da conquistare libertariamente nella esclusiva “immagine” esteriore e ad ogni costo o “prezzo”, ciò non aiuta alla affermazione della donna come persona accanto al proprio uomo-compagno.  Da qui la necessità di “fare rete” di soccorso, non senza una riconsiderazione da parte dei social e media in genere, specie di quelle televisive non raramente morbosamente tese a sviscerare fatti di cronaca di quella natura. Insomma, la strada è tortuosa e lunga perché si intraveda una sinergia tra la Società educante e uno Stato vigilante con mirata legiferazione. Ma vogliamo sperare che cortei e dibattiti “di giornata” servano a muovere le coscienze verso un reciproco rispetto.       


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